Laura Rivolta

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Laura Rivolta
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Quando lo smartphone e il portatile rappresentano un problema

Gentilissima redazione,

vi scrivo in merito ad un problema che mi porto dietro da diversi mesi.

Sono sposato da più di tre anni e ho una bambina di alcuni mesi.

Subito dopo il parto, mia moglie era stracolma di attenzioni per la piccola ed era in uno stato d’animo che definire stupendo potrebbe essere riduttivo.

Dopo l’inizio del terzo mese ho iniziato ad avere l’impressione che mia moglie trascurasse la bimba attenzionando, invece, eccessivamente lo smartphone ed il portatile. Praticamente, per diverso tempo, non si alzava quasi mai dal letto, trascurando anche le faccende domestiche, e stava continuamente attaccata a questi due strumenti.

Inoltre, ogni qualvolta mi avvicinavo a lei, avevo come l’impressione che cambiasse il programma o l’app che stava usando o la pagina web visualizzata.

Dopo innumerevoli liti, minacce e tantissimo tempo sprecato per nulla, adesso sono riuscito a farla uscire quasi tutte le mattine, anche sacrificando parzialmente il mio lavoro.

Tuttavia la trovo sempre che temporeggia con lo smartphone, mentre io la aspetto con la bimba per uscire, e quando glielo faccio notare si irrita immediatamente e dice che stava aspettando che io la chiamassi. Inoltre il pomeriggio continua a restare inchiodata davanti a questi cavolo di apparecchi e non fa altro fino a sera quando io rientro dal lavoro, prepara una cena frugale, da la pappetta alla bimba e si rinchiude in bagno per un’ora circa. Poi si rimette a letto e, spesso, continua ad aggeggiare con lo smartphone.

Sono sicuro al 100% che, quantomeno fisicamente, non mi tradisce ma non riesco minimamente a capire cosa le frulla in testa… anche perchè controllare lo smartphone è praticamente impossibile: se lo porta dietro in ogni istante della giornata, qualunque cosa faccia… e sul portatile non fa nulla di apparentemente losco: anche se non so che siti visita (oltre alla posta e a facebook, ai quali non ho accesso), non ha foto o file compromettenti sull’hard disk.

Sono quasi sicuro (e non solo io) che ha una qualche forma di crisi post-partum ma lei si ritiene assolutamente sana e si rifiuta categoricamente di vedere un medico (e sapeste che liti e che tragedie).

Non so proprio che pesci pigliare e sono anche sfinito, in quanto mentre lavoro accudisco anche mia figlia per buona parte della giornata.

Vi chiedo, se possibile, un aiuto, un consiglio, un parere…

Grazie in anticipo.

Vincenzo

Gentile Vincenzo,

la gravidanza e anche il parto è una esperienza molto complessa nella vita di una donna, Anche quando la maternità è stata desiderata e cercata può presentarsi un sentimento di inadeguatezza rispetto al ruolo di accudimento richiesto.

E quindi può accadere che la donna , impreparata emotivamente , affaticata fisicamente possa  agire comportamenti / atteggiamenti di grande ambivalenza.

La crisi post partum è una condizione psicologica e fisica frequente ma si caratterizza da un tempo transitorio che poi si risolve.

Da ciò che scrive , leggo che la situazione è decisamente altro , è trascorso diverso tempo e la problematica non è circoscritta ad una trascuratezza provvisoria di sé o dell’altro (della accudimento della piccola, della casa etc).

Ipotizzo  che sua moglie abbia sviluppato una forma di “dipendenza “ da smarthfhone , sono nuove dipendenze sociali da internet e tutto ciò che ad esso è connesso.

Sono vere e proprie dipendenze e come tali devono essere trattate.

Sono presenti tutti i sintomi : incapacità fisica ed emotiva di staccarsi /separarsi dall’oggetto, necessità di rimanere connesso  al web per molto tempo, isolamento sociale ed emotivo per rimanere connesso, negazione del problema e trascuratezza nell’adempiere agli impegni quotidiani ( accudimento bimba, preparazione cibo , attenzione alla piccola e a Lei ).

Capire i motivi per i quali sua moglie ha sviluppato tale dipendenza, in questo momento ha una importanza relativa ; mi spiego meglio : sapere che tale forma di dipendenza ha rappresentato una fuga dal senso di inadeguatezza materno , che ha determinato una sorta di piacere psicologico di costruire una rete virtuale di contatti/rapporti etc etc;

è secondario rispetto alla urgenza di affrontare con serietà un problema che potrebbe diventare anche  grave.

Non intendo creare allarmismi psicologici , ma non può sottostimare il problema.

E anche ciò che fa, comprensibile e naturale, di farsi carico Lei  di tutto ciò che può (prepara il pasto alla piccola, la porta al nido e altro ancora) , crea una condizione di “connivenza patologica “ con il problema di sua moglie.

Alimentandolo ancor più.

Cosa fare? Si rivolga ad uno specialista , uno psicologo e/o psichiatra per essere aiutato a gestire questa situazione.

Sua moglie non ne vuole sentire parlare? Ci vada Lei , comunicando a sua moglie chi ha contattato e quando avrà l’appuntamento.

E’ certamente  un messaggio forte che  darà a sua moglie, di padre /marito preoccupato e  responsabile rispetto al ruolo genitoriale che ha.

Lo specialista darà a Lei le indicazioni opportune su quali sono le condotte da tenere con sua moglie, perché possa anche Lei prendere coscienza del problema.

Ma lo faccia subito.

Il tempo già trascorso rappresenta un segnale ma non è ancora tale da configurarsi come condizione cronica.

Ritengo che ci siano i margini per poter affrontare e superare il problema , ma deve agire.

Spero di esserLe stata di aiuto , se vuole mi aggiorni o mi contatti.

Un caro saluto

Laura Rivolta

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